Pensieri di Pietre

Sabato 11 aprile 2026, svolte le incombenze mattutine di casa parto per un escursione pomeridiana.
Ovviamente deve essere di qualche ora, non rimane tanto tempo nella giornata.
La meta scelta è la Pietra di Bismantova, a cui non vado da un po' di anni ed è abbastanza vicina.
Arrivo dunque a Ginepreto, una frazione lì vicino, per partire da lì.
All'arrivo il primo incontro: un gatto rosso enorme che sembra quello che fa il taxi in Totoro, mi si struscia contro mentre mi metto gli scarponi, una carezza e via.
Il sentiero SSP5 inizia a fianco ad una casa nel borghetto, sbuco poi su una strada, passo affianco alla Locanda Il Ginepro, Chiesa di Sant'Apollinare e vado verso il cimitero dove continua il sentiero.
Subito un buon segno: un bastone. E l'escursione si mette bene (ottimismo gratuito), è sicuramente stato usato da qualcun altro che poi l'ha lasciato a disposizione, è mio.
Adesso sì che si procede bene e poco dopo vedo già la mole silenziosa della Pietra.
Al bivio con il sentiero 698 giro a destra per allungare il giro dirigendomi verso Casale di Bismantova.
L'idea è quelal di prendere la Via Crucis (sentiero che si chiama così, poi scoprirete perché) che porta da Casale verso la Pietra e salire sulla sommità da dietro ovvero dal versante nord-est.
Arrivato a Casale e presa la Via Crucis, a fianco un gruppo di case, secondo incontro: un pallone in cuoio abbandonato.
Lo prendo e lo lancio in discesa sul sentiero per scatenare chissà quale "effetto farfalla".
Frecce in legno indicano la direzione verso la Via Crucis, proseguo.
Ad un certo punto mi trovo davanti alla quarta tappa (rappresentata da un piccolo cartello) della Via Crucis (in qualche modo modo devo essermi perso le prime tre) quindi facciamo che partiamo dalla quarta ovvero "Gesù incontra sua madre".
Lo strazio di una madre preoccupata per le sorti di un figlio. Cosa gli avrà mai detto lei in quel momento quando lo vedeva già portare la pesante croce?
Proprio di fronte alla quarta tappa c'è un fantasioso insieme di oggetti e costruzioni: un porta biciclette con biciclette arrugginite, un cancello chiuso ma aperto, un ranch senza cavalli, una scrivania con una damigiana e un telefono di quelli che avevano i vecchiardi come me: verde e con la ghiera rotonda in plastica trasparente.
Mi avvicino subito al telefono e alzo la cornetta e per portarmela all'orecchio, il suono fisso mi dice che c'è linea. Incredibile!
L'idea è quella di comporre il mio vecchio numero di casa dove ho abitato per una ventina d'anni circa per parlare al me stesso del passato.
Con il ditino giro la ghiera mezza sbriciolata e compongo lo 0522620221 ....TUUUUUUU.......TUUUUUUU.......TUUUUUUU.......TUUUUUUU.
Peccato, non mi risponde nessuno, sarebbe stato curioso parlarmi.
Lascio lo strano agglomerato e arrivo alla tappa sei (non chiedetemi perché non ho visto la tappa cinque).
Il cartello dice "La Veronica asciuga il volto di Gesù".
La Veronica era una mia compagna di classe delle medie, avevo una cotta per lei, se fossi uno dei giovani del giorno d'oggi dovrei dire che "E' STATA LA MIA CRUSH".
Era carina, lentigginosa, morbida, aveva una R moscia o comunque non una R normale. Tutte cose carine che me la facevano piacere molto, la volevo abbracciare e baciare, sarebbe stato bellissimo ma invece non è mai successo.
Arrivo alla tappa sette e il cartello dice "Gesù cade per la seconda volta".
Questo vuol dire che in una delle tappe che ho perso Gesù era caduto la prima volta (scusate non ne so nulla della Via Crucis e del Cristianesimo in generale: il mio cervello ha praticamente rimosso tutto, penso lo perdonerò).
Provo ad interpretare: la croce è pesante e rappresenta uno dei tanti fardelli (oppure IL fardello) che grava su ognuno di noi.
Ognuno di noi ne almeno uno, spesso ne abbiamo di più e sotto il peso dei fardelli inciampiamo, cadiamo e ci sbucciamo le ginocchia, poi magari qualcuno ci aiuta o ci deride ma sicuramente succede e succederà sempre.
Poco dopo ecco la tappa otto: "Gesù consola le donne di Gerusalemme".
FIGAIOLO.
Scherzo, non offenderti, tutti diciamo "va tutto bene ragazze non preoccupatevi per me" mentre invece in testa volano tutte quelle parole che non si possono pronunciare, soprattutto durante una Via Crucis.
Avanti con la tappa nove poco più avanti: "Gesù cade per la terza volta".
Mi viene in mente che non c'è due senza tre, forse il detto nasce proprio per questo episodio?
Oppure la simbologia della trinità?
Oppure la vita è un susseguirsi di passi falsi?
Dimmelo tu, scrivilo nel box dei commenti in fondo alla pagina se vuoi, ah che dici? Non c'è? Meglio così. Ciao.
Più avanti un altro trabiccolo nel bosco "Le casette di Maccio" che son delle casette per uccellini attaccate agli alberi, proprio un piccolo borghetto di casette in legno per uccellini.
Mi immagino uno scambio di cinquettii fra dei piccoli volatili Bismantesi:
- "Oh senti ma te dov'è che abiti?"
- "Alle casette di Maccio"
- "Maccio chi scusa?"
- "Ma dai Maccio, figurati!"
- "Ahhhh Maccio, maccierto!

Tappa dieci "Gesù si spoglia delle vesti", quando ci sarà stata la Via Crucis sarà stato tipo Ferragosto.
Tappa undici "Gesù è inchiodato sulla croce", questa è brutta forte, inizia il dramma, lo sapevamo, mi spiace fratello, qualsiasi cosa sia successo non te lo meritavi.
Poco dopo il sentiero della Via Crucis si incrocia con il 697 che va verso destra, sono tentato di prenderlo subito per continuare la salita alla Pietra ma la curiosità di vedere la prossima tappa mi spinge a prendere a sinistra per proseguire un attimo la Via.
Tappa dodici "Gesù muore sulla croce".
Non ne so nulla, ma mi piace pensare che la Via Crucis possa essere considerata un parallelo della vita di tutti noi.
Una vita faticosa, con i fardelli da portare, con momenti d'amore familiare, poi incontri il tuo amore ma lo lasci o è lui a farlo, qualcuno ti aiuta, qualcuno ti fa lo sgambetto, cadi ti rialzi e vai inesorabilmente nello stesso posto dove andiamo tutti.
Decido che sono a posto, questa era l'ultima tappa, forse ce n'erano altre dopo ma le lascio dove sono, mi volto e torno indietro per prendere il 697.
Il sentiero passa in mezzo ad una pietraia di tutto rispetto.
Su uno di quei pietroni c'è una statua bianca di una bambina che avrà avuto 2/3 anni, la targhetta più sotto dice "Or lassù nel ciel santa fra gli angeli immacolati".
Spiace sapere di bambini che non ci sono più.
Ma il dispiacere più grosso è dei loro familiari che sono ancora in vita, loro sì che soffrono tutt'ora, che immenso dolore, un abbraccio da lontano.
Sudo e ho gli occhi gonfi di lacrime, penso a mia figlia adolescente che non mi vuole più vedere perché nel 2025 ho avuto l'ardire di lasciare sua madre.
Sudore e lacrime si mescolano, asciugo tutto e procedo con la mia croce sulle spalle, sì che la sento tutta.
Dopo poco arrivo all'area archeologico di Capo Pianelli, ritrovamento di insediamenti antichi, necropoli trovati sotto e intorno la Pietra.
Il sepolcreto è poco più avanti, cartellonistica che ti racconta tutto al meglio, andatevelo a leggere.
Vengo catturato dal cartellone sulla storia degli scavi, in particolare la Fig.6: una griglia con le coordinate e numeri al suo interno.
Voglio inerpicarmi in un esercizio fallimentare di decrittazione della griglia numerica come se potesse contenere un messaggio cifrato al suo interno.
Sommo i numeri in verticale e li metto in sequenza: 2 9 3 8 8 6.
Provo a mapparli sulle lettere: B I C H H F.
Faccio la stessa cosa in orizzontale e li metto in sequenza: 8 7 13 8
Provo a mapparli sulle lettere: H G O H.
A posto così.

Riprendo il sentiero a testa bassa, quando la rialzo vedo una cosa incredibile: il Lato B della Pietra.
Nessuno ci aveva mai detto che la Pietra aveva un Lato B, decido che sono il primo al mondo a scoprirlo, non importa se migliaia di anni fa la zona era abitata, mica se ne erano accorti.
Decido di chiamarlo Il Sedere della Pietra di Bismantova, il culo, quello girato oppostamente al volto della Pietra che già conosciamo tutti.
Immaginare una testa con davanti un volto, e attaccato dietro un culo, che obobrio.
Avanti.
Qui la salita si fa intensa e infatti sudo come non mai, sono uno che suda sempre in montagna, proprio in quel momento incrocio 2 ragazze che scendono.
Una con i capelli biondi ossigenati, l'altra neri come la notte, liscissime, perfette, occhiali da sole da montagna, kway giallo e rosa fluo, pantaloni attillati e io un vestito come un diavolo di montanaro anni '90, sudato con il mio bastone in mano ad aiutarmi alla salita.
Se mai vedrete uno sul sentiero con dei pantaloni da pescatore verdi, maglia nera, bastone e sudore a profusione mi avete trovato, sono io.
Vabbeh, dai che ormai sono in cima, ciao ragazze, buon proseguimento.
Arrivato in cima mi ricarico con una mela, piccolo passaggio del sentiero vicino allo strapiombo della Pietra dove tante persone e famiglie siedono a godersi la vista.
Io continuo e ridiscendo la Pietra dalla parte ovest, deciso a chiudere il mio anello e tornare verso Ginepreto.
Arrivato alla macchina il gatto di Totoro non c'è più allora cambio le scarpe, carico la croce in macchina e parto verso casa.















 

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